No, non sono rimasta là...peccato però...nel momento in cui ti "abitui" alla diversità di una città così grande e variopinta è il momento di tornare a casa...ma una parte di te però resta là...perchè ancora hai tante cose da fare e da vedere, in quella città che hai appena intravisto...e già lo sai, ci ritornerai.

E così rimangono scolpiti nella tua mente i simboli della
grandeur francese...perchè non pensavi che fosse così evidente in quei monumenti che ti aspettavi sì grandi, ma non così imponenti.





Ma poi pensi che Parigi, tutto sommato, è a grandezza d'uomo. Con i suoi spazi di silenzio immersi nella megalopoli qual'è...i
giardini delle Tuileries, e quelli di
Palais Royal, Place de Vosges, e la vigna di Rue des Saules, che quando hai portato tuo marito come prima tappa del vostro viaggio, l'hai pure stupito perchè "dimmi quante persone vengono a Parigi a vedere le vigne..." Eppure, anche questa è Parigi: è il
Marais con quell'aria di antico piccolo villaggio che poi ti guardi attorno...e no, effettivamente sono mooolto più all'avanguardia di noi... ;o)



Ma Parigi è questo, è la storia mescolata alla modernità, è una città che ha saputo guardare avanti, pur ricordandosi di quello che è stata. E' così che quella piramide di vetro, là in mezzo al
Palais du Louvre, mica ci sta così male, anzi... e il
Centre Pompidure a due passi (beh, quasi...) dalla
Sainte Chapelle sembrano due mondi paralleli, pur essendo in realtà espressioni di quella creatività umana che cambia con il tempo.



Che poi è vero, il volto della città è stato modificato da tutti gli interventi architettonici che l'hanno trasformata in quegli anni in cui si costruiva per le grandi esposizioni, anni in cui il progresso tecnologico sembrava innarestabile, con l'acciaio e il vetro e sostituire le pietre e i marmi...ma sono pure gli stessi anni dell'
Opéra Garneier, degli impressionisti e dei
bohémien. Purtroppo poco resta dell'atmosfera del tempo tra le vie di
Pigalle e tra i suoi mulini, il
Moulin Rouge, e perchè no, il Moulin de la Galette...ma per fortuna restano le loro opere, intramontabili nel tempo...


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Parigi è il lusso, è
place Vendome, è
Colette, è
Pierre Hermé...
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ma sono anche i gelati a fiore, mangiati per strada mano nella mano...
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Cosa assolutamente da non perdere: ma sicuramente
Pierre Hermé e i suoi extraordinaire macarones (quello al gelsomino è super!); un giro divertente sul
Batobus per vedere Parigi anche da un altro punto di vista e i ristorantini etnici come quello persiano in cui siamo capitati per caso vicino a Centre Pompidou...
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